Tutto ciò che noi scriviamo, anche le cose più complesse e “stravaganti” devono essere semplici da leggere o eventualmente da spiegare attraverso una legenda che deve precedere la partitura e le parti staccate e non devono mettere in situazioni di imbarazzo e perdita di tempo né il direttore né gli orchestrali. Il rispetto che dobbiamo ottenere da loro con il nostro lavoro è estremamente importante e farà si che si crei quel giusto clima per una buona prova ed un ottimo concerto.

E’ necessario porre la massima attenzione nello scrivere le alterazioni in partitura soprattutto in ambito orchestrale poiché spesso si ha a che fare con un limitato numero di prove ed un programma che non comprende solo il nostro lavoro. Una lettura non chiara comprometterà più di un passaggio.

Non esistono delle regole vere e proprie per la scrittura delle alterazioni ma la pratica ci farà presto comprendere quella che è la prassi internazionale e il buon senso ci aiuterà a comprendere ciò che è più facilmente leggibile da un esecutore.

Poniamo alcuni casi che riguardano le alterazioni.

Alterazione di una nota con legatura di valore che proviene dalla precedente battuta.


L’ alterazione vale anche per le note legate con legatura di valore oltre la battuta. In questo caso scrivere nuovamente l’alterazione metterebbe in difficoltà l’interprete. E’ ovvio che essendo di fronte ad una legatura di valore l’altezza di entrambe le note sarà la medesima.

Alterazioni di cortesia

Possono essere scritte con o senza parentesi. Nella musica tonale è da preferire la parentesi per far comprendere l’intento di riscrittura dell’alterazione. Nella musica atonale e contemporanea le cose cambiano. Schoenberg e Webern preferivano sempre scrivere il bequadro difronte alle note che non avessero diesis o bemolli. Ma si trattava di sistemi che dovevano comprendere il totale cromatico in serie con varie trasposizioni e questa precisione di scrittura aveva una giusta logica. Oggi è preferibile (a meno che non si scriva musica tonale o seriale) non abbondare in virtù del principio di economia e semplicità della scrittura. Inutile inserire un bequadro ad un mi che compare una sola volta. Così è anche inutile scrivere una alterazione in parentesi a meno che una battuta piena di note con grandi salti non ci faccia pensare che quell’alterazione si ricorderà con difficoltà poiché “nascosta” da una fitta selva di elementi, note o altro. Dobbiamo ricordare che il colpo d’occhio dell’esecutore razionalizza e semplifica e dobbiamo evitare che lui lo faccia al posto nostro magari in modo errato. Alterazioni quando servono e sempre possibilmente le stesse, cioè inutile scrivere la diesis e una battuta dopo si bemolle, sempre che non si scriva musica tonale dove le due note non sono armonicamente la stessa cosa.

Alterare una nota ma con intervallo di ottava


Caso frequente oggi e senza una prassi costante. Dobbiamo considerare che se alteriamo un si l’alterazione è posta accanto a quel si e non al si dell’ottava sopra. Ne deduciamo facilmente che l’alterazione vale solo per la nota alla quale è affiancata. Se questa è una verità incontrovertibile è anche vero che molti esecutori potrebbero chiederci quale sarà la sorte di quel si dell’ottava sopra se sono orchestrali abituati a suonare frequentemente musica tonale. A questa domanda conviene rispondere con le parole evitando di inserire segni “inutili” in partitura.

Se invece la nota dell’ottava sopra la vogliamo alterata è necessario scriverlo chiaramente così come è necessario scriverlo nella stessa nota che però ha il simbolo di 8va…… sopra, perché la nota non è la stessa, essendoci il simbolo l’altezza è un’altra e l’alterazione deve essere riscritta.

Per riassumere: le alterazioni valgono solo per la nota che esse precedono.

Cambi di tonalità

Nel caso di cambi di tonalità ed eventuale annullamento di precedenti alterazioni in chiave una doppia barra semplice deve precedere questo cambio. Deve apparire chiaro, destare l’attenzione sia in parti staccate che nella partitura destinata al direttore.

Se il cambio di tonalità è contemporaneo su tutti i pentagrammi è opportuno scrivere in

modo da lasciare le alterazioni di cortesia sul pentagramma precedente e la nuova tonalità a capo.

Alterazioni in passaggi cromatici

Una regola dalla quale non si può prescindere: nelle scale o passaggi ascendenti si devono utilizzare i diesis, in scale o passaggi discendenti i bemolli. Perché questa “regola” espressa con tanta decisione? Beh nella musica non esistono leggi, trasgredendole non si finisce certo in galera, semplicemente può succedere un disastro di carattere musicale o, come in questo caso, alcuni esecutori si arrabbieranno con noi o peggio ancora non ci stimeranno (figuriamoci come suoneranno il nostro lavoro al quale teniamo tanto…).

Utilizzando i diesis per salire e i bemolli per scendere eviteremo di scrivere tanti inutili bequadri. Sempre per il principio che se possiamo scrivere meno è decisamente meglio leggere (per la stessa identica musica).

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