Uno degli errori principali dei giovani compositori è quello di inserire i sassofoni in partitura nelle posizioni più svariate. Spesso accade di ritrovarli fra gli ottoni (forse per il loro colore?) ma a volte sono tra i legni e gli ottoni, dopo le percussioni, prima degli archi, insomma questi poveri sassofoni non si sa mai che fine faranno…

Ogni strumento in partitura deve avere un ordine a seconda delle famiglie e dal più acuto al più grave. Ciò non toglie che possiamo scrivere prima un contrabbasso, poi un flauto e a seguire un violino e un timpano. Non è un delitto e non si finisce in galera ma ne va della lettura e della comprensibilità della nostra musica soprattutto in grandi organici e i direttori sono abituati a leggere la musica con un ordine ben preciso.

Per capire dove dovremmo inserire i sassofoni dobbiamo prima individuare a quale famiglia di strumenti appartengono. Si tratta di strumenti ad ancia che vennero creati nel XIX da Adolphe Sax modificando i clarinetti e dandogli un diverso timbro. Dovremmo quindi inserirli correttamente tra i legni. In ogni famiglia si devono scrivere gli strumenti dal più acuto al più grave. Una corretta disposizione, considerando di usare la maggior parte dei legni comuni sarà questa:

Si può notare che vi sono prima i due flauti con in testa l’ottavino o piccolo perché più alto, l’oboe con il corno inglese che è un oboe contralto, il clarinetto poiché possiede un registro che nel basso è più grave e il suo corrispondente basso, poi i sassofoni, qui inseriti nelle quattro intagliature maggiormente usate (a parte il soprano tutti gli altri, contralto compreso hanno un registro che va sotto il do centrale ed è quindi più basso degli strumenti inseriti sopra superando di poco il clarinetto). Alla fine si scriveranno il fagotto e il controfagotto, gli unici due strumenti fra i legni principali ad adottare la chiave di FA.

Possiamo anche inserire delle parentesi graffe per i primi legni, per i sassofoni e per i due fagotti, ma se questa è solo una sezione di un’intera orchestra questo aspetto si può tralasciare.

Una particolarità: i sassofoni si scrivono, per via della tradizione che li vedeva come una derivazione dei clarinetti, tutti in chiave di SOL. Il baritono ad esempio è uno strumento vicino al violoncello ma si scrive in chiave di violino.

Le intagliature sono:

  • soprano in si bemolle
  • contralto in mi bemolle
  • tenore in si bemolle
  • baritono in mi bemolle

Certo se dovessimo leggere un quartetto di sassofoni (questa è la formazione tipica) non riusciremmo a ritrovare le proporzioni visive di un quartetto d’archi ma in fondo, con semplici trucchi, tutto può diventare facile.

Ad esempio, il sax baritono è intagliato in mi bemolle e traspone anche d’ottava. Se scriviamo un do centrale con taglio addizionale sotto il suo pentagramma, quella nota che emessa avrà il suono del mi bemolle, avrà la stessa altezza di un mi bemolle che possiamo scrivere con un taglio addizionale sotto il pentagramma del fagotto. A parte i tre bemolli che possiede naturalmente, ai quali dovremmo prestare attenzione, possiamo leggere questo sassofono (il baritono) come se avesse una chiave di basso e non di violino. La posizione sul pentagramma sarà la stessa come possiamo vedere sotto:

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