In una recente composizione orchestrale, “Fluttuazioni quantistiche”, avevo bisogno di un particolre effetto caos di carattere percussivo. Gli strumenti di percussione sorda che avevo a disposizione non erano tanti (triangolo, piatti di diverso tipo, rullante, gran cassa) e sarebbero stati troppo “pesanti”.

Ho quindi ritenuto di ricorrere ad un espediente di carattere percussivo sugli ottoni in considerazione che potevo contare su 4 corni, 3 trombe, 2 tromboni tenori, 1 trombone basso e un basso tuba.

Il risultato è stato piuttosto soddisfacente, ho ottenuto una sezione di percussione aggiuntiva, sorda, non invadente ma di grande effetto.

Tutto molto semplice: con il palmo della mano gli esecutori percuotono in verticale il bocchino dello strumento stando attenti a non usare la forza che chiaramente lo danneggerebbe ma cercando di trovare un punto di equilibrio, come un effetto ventosa del palmo della mano che fa pulsare l’aria dentro lo strumento. Questo effetto sarà poco udibile soprattutto nelle trombe ma anche nei corni. Sarà invece molto sonoro ed efficace sia nei tromboni che nella tuba. La sezione degli ottoni diventa così una sezione percussiva dove gli strumenti meno udibili (ma in maggior numero) contribuiscono alla ritmica.

Per arrivare ad un buon risultato è necessario non solo scrivere le altre parti orchestrali in modo da dare risalto agli “ottoni” ma anche fare delle prove apposite per abituare gli strumentisti a creare questo effetto molto facile da produrre ma che è necessario conoscere.

Il miglior modo per creare il disordine (il caos che volevo descrivere) è quello della irrazionalità del ritmo che sembra essere qualcosa di aleatorio fatto di eventi che accadono per caso. Per evitare che il risultato fosse una estrema confusione dove ognuno fa ciò che vuole (limite di tante esperienze di alea più o meno controllata) ho deciso di “codificare” il caos attraverso la sovrapposizione di diversi ritmi. Poiché la struttura degli ottoni mi consentiva 6 pentagrammi diversi ho utilizzato 6 ritmi diversi riducendo il pentagramma ad un monogramma (non vi sono altezze anche se si potrebbero produrre anche con questa tecnica ma con risultati pressoché impercettibili in orchestra).

Una volta scritti i 6 ritmi ho proceduto per sottrazione, questa volta si, in modo irrazionale. I 6 ritmi diversi creano subito un effetto di aleatorietà, di caso, ma al loro ripetersi, dopo poche battute, creerebbero una sorta di “trenino”, ovvero elementi che avvengono per caso ma che si ripetono sempre uguali. E’ evidente che ciò annullerebbe l’idea di casualità. Togliendo però a piacere ma col gusto di voler esprimere più o meno densità a percussioni “acute e gravi” ho spezzato i 6 differenti ritmi in modo tale che ogni strumentista potesse leggere un semplice ritmo con qualche elemento sempre di volta in volta mancante. Tutto molto facile da leggere ma l’impressione è il caos totale, incontrollabile, l’alea. Ma tutto è esattamente scritto. Nell’esempio che segue un passaggio iniziale degli ottoni percussivi col relativo simbolo del palmo della mano nel momento in cui appaiono.

corni 1,2

corni 3,4

trombe

tromboni tenori

trombone basso

basso tuba

Ecco un altro passaggio relativo ai ritmi spezzati:

Il brano “Fluttuazioni quantistiche” (l’effetto descritto si può ascoltare dal min. 10.59 ca. al min. 12.03 ca.)